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Verità nascoste sull’autonomia delle e-bike

Un confronto diretto sulle reali performance delle batterie per bici elettriche rispetto ai dati dichiarati dai produttori.

Domanda — Giovanni da Perugia

Ho comprato da poco una e-bike e guardando le specifiche tecniche dichiarate dalla casa produttrice parlavano di centoventi chilometri con una singola ricarica, ma usandola sui miei soliti percorsi collinari non arrivo neanche a settanta, pur non usando sempre la massima assistenza. Non capisco se sto sbagliando qualcosa io nella pedalata o se c’è un problema tecnico alla batteria che mi è stata montata.

Forse incidono i sensori di sforzo o magari il calcolo viene fatto in laboratorio in condizioni che non esistono nella realtà, fatto sta che mi sembra una differenza troppo marcata per essere solo questione di allenamento o di pressione delle gomme, e vorrei capire come orientarmi per non restare a piedi la prossima volta che faccio un giro lungo.

Risposta — Enrico da Pistoia

Quei dati lì lasciano il tempo che trovano perché vengono calcolati su rulli con ciclisti leggeri, senza vento, su asfalto liscio e alla minima assistenza possibile, quindi è normale che nella vita reale tra salite e stop and go la batteria duri quasi la metà, anche se a volte si fa confusione tra wattora effettivi e consumo reale del motore.

Non è un difetto della tua bici ma un limite strutturale dei test di omologazione, quindi ti conviene tarare le tue uscite sui settanta chilometri che hai già riscontrato, calcolando un margine di sicurezza basato sul dislivello effettivo piuttosto che sui numeri stampati sul catalogo.

In sintesi

L’autonomia dichiarata delle e-bike risulta spesso irrealistica perché calcolata in condizioni di laboratorio ideali. Nella pratica quotidiana, specialmente su percorsi collinari, la durata della batteria si riduce drasticamente, richiedendo ai ciclisti di basarsi sui dati empirici piuttosto che sulle specifiche di catalogo.